10 cose da fare a Sorrento

ALBERGHI A SORRENTO

Tutta l’Italia, è risaputo, è un paese ricco di risorse, è un miniera di arte, di cultura, di storia e tradizioni, che percorrono in lungo e in largo tutto il territorio peninsulare. Lo stivale andrebbe visitato tutto, centimetro per centimentro, alla scoperta della straordinaria bellezza e bontà che potrebbe regalarci ogni lembo di questa terra. A tal proposito, esiste un paese di quasi sedicimila anime, avvolto da una rigogliosissima vegetazione, che domina a picco il mare da un’altezza di 50 metri. E’ questa meta turistica campana per eccellenza, ad incarnare tutte le qualità sopra menzionate: si parla di Sorrento.

Sorrento e la sua penisola, dunque, luogo amato da poeti, filosofi ed artisti come Goethe, Tasso, Nietzsche, Wagner, Tolstoj, Croce, da divi del cinema come Sofia Loren, da noti scultori come Thomas Crawford, da ballerini di fama mondiale come Rudolf Nureyev e da molte altre personalità illustri abituate a circondarsi del meglio del meglio. Una bomboniera di poco più di nove chilometri quadrati, che ha tanto da offrire e tanto da far parlare di sé, che un solo articolo non basterebbe. Come fare a visitarla tutta, e come fare a conoscere tutte le ricchezze e le peculiarità di questo piccolo pezzo di paradiso? Facile e veloce. Abbiamo studiato e raccolto noi per voi, tutte le informazioni necessarie per far si che possiate rilassarvi, divertirvi e godere al meglio le opportunità di questa meravigliosa terra. Basta leggere la nostra piccola guida sulle 10 cose da fare a Sorrento. E visto che il lavoro “sporco” lo abbiamo fatto noi, non ci resta che augurarvi buona lettura e ovviamente… buon viaggio!

Cosa vedere assolutamente (la città)

Storia, cultura, cinema, poesia, religione, filosofia, danzano tutte insieme e si mescolano fra le viuzze di questa popolare penisola. I monumenti, le case, i marciapiedi, tutto ci parla, entra dentro di noi e ci possiede. Siamo assuefatti, completamente presi da questo incantesimo e come per magia, appunto, la gloriosa beltà del passato riemerge nel presente che stiamo vivendo. Vola la fantasia e attraversando il paese non possiamo fare a meno di pensare che proprio qui, in questi stessi luoghi hanno vissuto, camminato, amato, tanti di quei personaggi che abbiamo imparato a conoscere e adorare sui libri di scuola. Anche loro hanno visitato questa chiesa, anche loro hanno parlato di questa piazza e di questo mare, pure loro hanno assaporato questi agrumi. E’ tutto molto affascinante, e si carica di una valenza che va oltre il mero gusto estetico, seppur anch’esso è nondimeno di tutto rispetto.

Nel centro di Sorrento, già Piazza Tasso, lo dice il nome stesso, ci fa capire il legame profondo tra i sorrentini e il poeta Torquato Tasso, nato proprio a Sorrento nel 1544. Originariamente il suo nome era Largo del Castello poiché nel XV secolo, vi era un castello poi demolito nel 1843.
Nella piazza troneggiano due statue di due personaggi di primo piano nel panorama storico della città: quella appunto relativa al grande poeta Tasso e l’altra dedicata ed in memoria di Sant’Antonino, patrono della cittadina. Sempre nella piazza è possibile notare l’Hotel Excelsior Vittoria dove hanno soggiornato tra gli altri, volti illustri della dolce vita tipo Sofia Loren e Fellini. Composto di edifici diversi tra loro per stile ed epoca, si erge come una piccola cittadina sul mare ed è arredato con pezzi originali dell’antica villa marittima dell’epoca romana quale era in origine, testimonianza della sontuosità dell’albergo. Sono ancora intatti gli affreschi del 1860. Tesoro esclusivo di questo albergo a 5 stelle è il meraviglioso panorama affacciato sul golfo di Napoli, una vista che ha saputo incantare celebri personaggi di ogni periodo, come Jack Lemmon, Marylin Monroe, Wagner ed Enrico Caruso, al quale è dedicata la celebre “Suite Enrico Caruso”, che resta intatta sin dal 1921, anno in cui vi alloggiò appunto il noto tenore partenopeo, per trascorrere gli ultimi mesi della sua vita. Collegata a questa vicenda, un’altra curiosità che vi farà piacere sapere sull’albergo, riguarda il celebre cantautore Lucio Dalla e la sua canzone-capolavoro “Caruso”. Da amante del mare e di Napoli quale era, un giorno si ritrovò, a causa di un’avaria al motore della sua barca, bloccato al largo di Sorrento e per questo motivo alloggiò allo stesso hotel dove anni prima dimorò il maestro Caruso. Fù il panorama bellissimo e tutta la storia a suggestionare e ad ispirare il componimento di Dalla, che narra gli ultimi giorni del tenore e del suo amore verso la ragazza alla quale insegnava canto. Un altro antico hotel di Sorrento è il Tramontano, casa natia del celeberrimo poeta Torquato Tasso e luogo d’ispirazione per lo scrittore H. Ibsen. Potrete notare sulla facciata, due targhe che lo attestano. Se siete degli amanti de “La Gerusalemme liberata” o di altre opere del Tasso, e avete voglia di “vederne di più”, recandovi in via San Nicola, potrete osservare da vicino un altro luogo in cui era sovente passare del tempo lo scrittore. Si tratta di casa Fasulo, più comunemente nota come casa di Cornelia Tasso. Dalla strada si può osservare il balcone centrale retto da quattro gattoni e decorato con ovuli scolpiti e mascheroni. Nell’atrio del portone si può osservare la volta affrescata con gli stemmi dei Sersale.
Il poeta dimorò nella casa della sorella per un certo periodo. La casa è citata anche in diverse biografie del Tasso, a proposito del suo ritorno a Sorrento, nel periodo in cui manifestava manie di persecuzione. L’artista si recò da Cornelia, sotto mentite spoglie, per annunciane la sua morte e constatarne l’amore fraterno. Sempre da Piazza Tasso, si può accedere in Via Sant’Antonino dove si possono ammirare oltre a palazzi risalenti al Seicento, anche diversi ristoranti famosi in tutto il mondo per la qualità dei piatti e la professionalità del personale. In fondo alla strada c’è una fontana considerata “bene comune della città”.

Sempre nel centro di Sorrento, vi è una torre con un orologio, si tratta del Sedile di Porta del XVI secolo. Eretto presso la porta maggiore della città, fu trasformato dopo l’abolizione dei Sedili nobiliari, dapprima in carcere, poi a corpo di guardia ed infine a sede del Circolo sorrentino. Da visitare assolutamente è la via dello “shopping”: Via San Cesareo. La passeggiata lungo la strada consente di acquistare souvenirs e prodotti tipici di Sorrento: carillon dell’intarsio sorrentino, pastori dipinti a mano, personaggi della tarantella, vestiti tipici, candele, e molto altro ancora. Lungo la strada, anche bar e gelaterie di grande tradizione e ristoranti e pizzerie dove gustare la tipica pizza Napoletana o qualcuna delle prelibatezze che elencheremo in seguito. Mentre passeggiate, non scordate di osservare gli edifici presenti in zona. Dalla fattura sei-settecentesca, riferibile all’influsso del barocco napoletano. Lo si può notare principalmente ammirando gli antichi portali, caratterizzati da un disegno semplice, con arco a tutto sesto e grosse bugne.

Si possono osservare anche portali settecenteschi, che si distinguono per le fasce orizzontali sporgenti o piatte, disposte lungo la cornice in modo tale che una capiti in corrispondenza della chiave dell’arco e due alle imposte.

Una “chicca” su questa via: è possibile in particolari periodi dell’anno, tipo Natale, godere dell’atmosfera briosa che vi si respira. La strada in questi giorni, si trasforma a festa e si riempie di suoni, aromi e colori, e, vengono organizzate sagre con zuppe tipiche e tombolate.

Andando avanti, ad affacciarsi sul largo detto “schizzariello” (per la fontana dalla quale “schizzava” continuamente acqua), il Sedile Dominova. Il sedile risale al XVI secolo e dal punto di vista architettonico rispecchia una tipologia rinascimentale, con due facciate in piperno con due arcate. Le due pareti di fondo, ricoperte da affreschi, creano una visone prospettica che dilata lo spazio. Troneggia lo stemma di Sorrento sorretto da un gruppo di angeli. Sempre nel periodo natalizio è possibile ammirarne un presepe mobile curato minuziosamente. Altre vie da visitare sono Via delle Grazie e Via della Pietà, le quali sono le più significative delle antiche strade urbane, per le notevoli opere architettoniche presenti, rispettivamente: Palazzo Ferola e Palazzo Veniero, Palazzo Correale e la Loggia di vico Galantario.

Le ville che andrebbero visitate sono quattro. Vediamo di farne un breve excursus, partendo dalla Villa Comunale, la quale sorge sugli orti dei frati francescani ed ha alberi secolari che concedono una deliziosa zona ombreggiata che ripara dal caldo estivo. La villa regala agli ospiti una meravigliosa vista sul golfo di Napoli. E’ possibile raggiungere il mare attraverso una gradevole passeggiata o utilizzando l’ascensore.

A picco sul mare anche Villa Tritone, circondata da un parco ricco di piante esotiche. Purtroppo la villa è di proprietà privata e quindi non visitabile al suo interno, ma vale la pena sapere che essa è stata resa famosa per aver dato nel 1942 ospitalità a Benedetto Crocedurante i bombardamenti su Napoli, e per la presenza di Togliatti, De Nicola e del re Umberto di Savoia.
Su Corso Italia è possibile ammirare Villa Fiorentino, donata dai coniugi Fiorentino al comune e atta a museo e a mostre archeologiche. Di Villa Regina Giovanna è possibile ammirarne purtroppo soltanto i ruderi. Costruita in epoca Romana attorno al I sec a.c.- I sec d.c., occupava un’estensione di due ettari. La proprietà era suddivisa in due zone: la villa a mare e una domus più a monte con funzione agricola. I due nuclei erano collegati fra loro da cunicoli e gallerie, ed in superficie vi erano molteplici terrazze artificiali.

Da vedere sono inoltre i Cisternoni di Spasiano. Situati al di sotto dei giardini a cui si accede dal Corso Italia, prendono il nome da un’antica e nobile famiglia della città di Sorrento. I cisternoni sono delle grosse vasche coperte che servivano a raccogliere le acque potabili che provenivano dalla sorgente del Formiello di Piano di Sorrento, per poi convogliarle nelle lussuose ville suburbane dove i nobili, i militari ed i cortigiani della corte imperiale trascorrevano lunghi periodi di ozio e divertimento. I cisternoni sono il prodotto di un tradizione di abilità ingegneristica idraulica, che li ha fatti funzionare fino ai nostri giorni e per cui possono ancora assolvere la loro funzione.

Ben cinque valloni racchiudono la penisola sorrentina. Questi erano utilizzati nei tempi antichi per indicare il confine tra un paese e l’altro (Meta, Piano, Sant’Agnello, Sorrento). Di tutti, il vallone meglio conservato è il Vallone dei Mulini di Sorrento, appartenuto prima alla famiglia Tasso e poi ai Correale. Il suo nome è dovuto alla presenza di un mulino che fu utilizzato fino all’inizio del Novecento per macinare il grano per i Sorrentini. Le acque che scendevano dalle colline e quelle sorgive alimentavano una segheria annessa al mulino. Segheria di gran rilievo e importanza per la lavorazione di vari tipi di legno che veniva utilizzato per la produzione di manufatti d’intarsio. Contadini e pescatori, vi trascorrevano buona parte della loro giornata, data la presenza di un lavatoio pubblico ove le donne del popolo andavano a lavare i panni.
Vediamo infine le caratteristiche delleAntiche Mura e delle porte della città, e per questo abbiamo la necessità di avvalerci di qualche cenno storico. Essendo esposta al rischio delle incursioni saracene, difatti, Sorrento durante il periodo del vice regno spagnolo, fu al centro di una intensa attività atta a garantire un solido sistema difensivo del centro abitato. Le mura romane, più volte restaurate in epoca medioevale, furono completamente rinnovate e rese di fatto invalicabili a partire dai primi anni del secolo XVI. Le antiche mura sorgono presso Porta di Parsano Nuova

aperta solo nel 1745. Nella presenza dei due bastioni, costruiti accanto alla porta, e delle cannoniere poste ai loro fianchi si può supporre che già doveva esistere un accesso alla città risalente al secolo XVI. Scoperti nel corso degli scavi effettuati nel 1921 sotto il piano stradale della porta, blocchi di pietra dell’arco sistemati alternativamente di lungo e di testa proprio secondo il sistema greco, sono la testimonianza di mura difensive risalenti all’epoca ellenica.

Furono queste le mura che difendevano Sorrento durante l’età medievale. Il loro rifacimento iniziò nella seconda metà del Cinquecento e fu terminato dopo l’invasione dei Turchi del 1558. La Porta di Parsano Nuova, ha segnato di una serie di trasformazioni urbanistiche culminate con l’allargamento dell’antico decumano maggiore (oggi corrispondente al Corso Italia), la realizzazione di Piazza Tasso e di Via degli Aranci. Sorrento si è così sviluppata anche in direzione sud della città, per arrivare fino al meraviglioso Vallone dei Mulini che, ancora ai giorni nostri, è in parte sovrastato dalle mura vicereali. La più antica delle porte dopo le demolizioni dell’800 è la Porta di Marina Grande. Costruita nel borgo dei pescatori, sul lato occidentale della città, ha anch’essa origini greche. Nel secoloXV questa portaera l’unico accesso alla città dal lato mare. Caratterizzata, nonostante numerosi restauri, dall’impianto medioevale a doppio arco e dalla tecnica di costruzione delle mura, tipica dell’architettura greca, una muratura isodomaa blocchi squadrati.
È curioso notare che sono ancora visibili i fori dei cardini, ovvero quei fori posizionati sull’asse centrale della porta dove venivano calati i tronchi per dare maggiore solidità in caso di invasione. Si narra che, durante l’invasione turca del 13 giugno 1558, essa fu aperta da uno schiavo traditore della famiglia Correale che permise ai pirati di saccheggiarne la città. Un’altra porta, quella di Marina Piccola, sbarrava l’unica via di accesso alla città dalla spiaggia di Marina Piccola. Situata accanto alla chiesa di Sant’Antonino, è sormontata da un torrione. Nel 1835 il comune acquistò lo spiazzo adiacente, dal quale era possibile ammirare l’intera spiaggia, che era di proprietà privata e ordinò ai Religiosi di mantenere la porta aperta sino alle ore 24 per poter dare accesso al pubblico per ammirare la marina.

Cosa vedere assolutamente (i musei)

Per quanto riguarda le esposizioni d’arte, di grande rilevanza è il Museo di Correale. Grazie ai lasciti testamentari di Alfredo e Pompeo Correale (discendenti di una famiglia di Conti sorrentina), venne istituito l’attuale museo giacente all’interno della “Villa alla Rota”di loro proprietà. Con l’ordine di ospitare le loro collezioni di arte pittorica e decorativa, i Correale donarono, inoltre, un giardino ed un vasto fondo rustico, le cui rendite, sarebbero dovute servire al mantenimento della Fondazione Correale di Terranova, da essi istituita nel 1902. Nel piccolo “parco”, piante secolari e platani e una passeggiata che conduce ad un belvedere che cade a strapiombo sul mare. Architettonicamente il museo ha la forma di un rettangolo, che si eleva su tre piani. Presentando al piano terra, sulla facciata principale, due corpi sporgenti, al centro tre campate arcuate e pilastri listati. Il portale d’ingresso presenta un arco a tutto sesto e piedritti con bugne lisce e lo stemma di famigliaè in marmo ed è posto sulla chiave di volta dell’arco.
Simmetricamente rispetto a questo motivo centrale, due corpi bassi che fungono da terrazze al piano nobile dell’edificio, dalle quali si può ammirare un bellissimo panorama, aperto sul Golfo di Sorrento. Al piano terra si trova la sezione archeologica, con reperti risalenti all’età imperiale, si propone come ricca testimonianza della storia antica di Sorrento. Nelle sale adiacenti sono esposti anche dipinti e soprattutto arredi: cassettoni e comodini napoletani del XVII secolo, strumenti musicali e maniglie in smalto francese, sedie e trumeaux stile Luigi XV, orologi francesi ed inglesi del XVII – XIX secolo, vetri di Murano e Boemia, argenti del Settecento ed inoltre sedie, tavole e pannelli della tarsia sorrentina, dono dello scrittore Silvio Salvatore Gargiulo. I pianerottoli sono abbelliti da balaustre in piperno con motivo di volute. Due le sezioni che si possono ammirare al primo piano: quella pittorica e quella delle porcellane. La prima propone paesaggi e ritratti di gentiluomini e dame. Nella sezione delle porcellane, invece, si possono trovare porcellane orientali dei secc. XVIII-XIX, servizi di piatti in maiolica di Marsiglia della seconda metà del secolo XVIII. Al secondo pianosono esposti quadri della scuola di Posillipo, formata da artisti napoletani e stranieri. Assolutamente da visitare tutte le 24 sale del museo inaugurato nel 1924 del grande filosofo Giovanni Gentile, allora ministro della Pubblica Istruzione. Molto importante e meritevole di visitazione è anche il MuseoBottega della tarsia lignea. Ubicato nel centro storico di Sorrento, nel settecentesco Palazzo Pomarici Santomasi, esso accoglie una vasta collezione di mobili e oggetti realizzati da intagliatori sorrentini: quadri, disegni, incisioni, stampe e fotografie d’epoca relative ai paesaggi della costiera. Diverse sono le sezioni in cui è strutturato il Museo, da quella dedicata alla tarsia lignea dal ‘400 all’800, a quella dedicata alle tecniche di lavorazione, passando per quella relativa agli attrezzi e ai materiali impiegati, e infine ad un’altra relativa ai soggetti e temi decorativi raffigurati e ricorrenti nella produzione artigianale sorrentina. In ultimo una sezione di design, dove è anche possibile acquistare oggetti e arredi intarsiati realizzati da artigiani contemporanei. Il museo si “apre” ai giovani con corsi di formazione per assicurare che il lavoro dell’intarsiatore non conosca o subisca invecchiamento o abbandono.

Cosa vedere assolutamente (le chiese)

Partiamo dalla Cattedrale. L’antica cattedrale sorrentina risale al I sec. d.C., in origine semplice chiesa dedicata ai Santi Filippo e Giacomo. Dopo l’invasione turca del 1558 venne ricostruita ed il soffitto abbellito dal dipinto su tre tele a motivi floreali eseguito da Francesco Francareccio. Tre navate separate da quattordici pilastri.
Ai lati dodici dodici formelle trecentesche con gli Apostoli di ambito dei fratelli Bertini. Nella settima cappella a destra vi è un elegante organo settecentesco di Nicola Mancino con ricchi intagli dorati. In fondo alla navata, nella cappella del Sacramento c’è un Crocifisso ligneo del’400 su un altare in marmi policromi e putti laterali.

A tre navate divise da dodici colonne di marmi diversi provenienti da edifici della Sorrento greco-romana, è la Chiesa Di Sant’Antonino, patrono della città. Al centro del soffitto su tela, dipinta a lacunari, la tela di Giovan Battista Lama in cui è raffigurato Sant’Antonino che libera dal demonio la figlia di Sicario duca di Benevento. Alle pareti laterali, due grandi tele raffigurano Sorrento liberata dalla peste di intercessione di San Gaetanoe l’assedio di Sorrento del 1648. Attraverso una scala a doppia rampa si accede alla cripta con volta sostenuta da colonne di spoglio. Nell’altare sono conservate le spoglie di Sant’Antonino e un antico Crocifisso ligneo che veniva portato in processione in occasione di gravi calamità. In sacrestia si può contemplare la statua d’argento di Sant’Antonino. Molto interessante è poi la Chiesa di San Francesco, con una facciata in marmo bianco, costruita nel 1926 in occasione del settimo centenario della morte di San Francesco.
Sull’altare maggiore, è riposta la tela del 1735, con San Francescoche riceve le stimmate.

All’esterno un attiguo chiostro è oggi utilizzato come sede di concerti in estate ed uno dei posti più fotografati di Sorrento, poiché viene prediletto dalle coppie di sposi stranieri che scelgono di sposarsi nella penisola sorrentina.

Molto bella è anche la Chiesa di Sant’Anna, finanziata nella costruzione dai pescatori del borgo. Inizialmente dedicata alle anime del Purgatorio, solo in seguito prese il nome della santa festeggiata il 26 luglio. Composta da un’unica navata rettangolare con volta a botte, conserva la statua della Santa e due sculture meritevoli di nota: quella raffigurante San Giovanni Battista e quella che rappresenta Cristo Crocifisso. Uno dei più begli edifici destinati al culto, è la Chiesa dell’Addolorata. Colpita da un fulmine l’ 8 ottobre 1844, perse il suo campanile. Successivamente fu sconsacrata nel 1868 e riaperta al culto dopo oltre settant’anni dall’ Arcivescovo Paolo Jacuzio. A causa del terremoto del 1980 la Chiesa, che aveva subito ingenti danni strutturali, è restata chiusa fino al 2007.

La Chiesa della SS. Annunziata, aperta al pubblico solo in determinate ore della giornata, risale al 1133 e si erge su un antico tempio dedicato alla dea Cibele. Sempre sottoposta a continui rinnovamenti,deve al cardinale di Napoli,Antonino Sersale la classicheggiante facciata in tufo con lesene di ordine tuscanico, poggianti su di un alto zoccolo. Sul soffitto della navata in bella vista la tela dell’artista Filippo Andreoli, la Madonna con il Bambino che consegna la cintura a S.Agostino e S.Monica. All’interno, molto belle da vedere: la statua settecentesca della Madonna della Consolazione, il Gesù con S.Agnese e S. Tommaso di Villanova che offre elemosina ai poveri e infine una tela sagomata di Paolo De Maio, raffigurante L’Annunciazione.

Da visitare anche la Chiesa dei Santi Felice e Baccolo, la Chiesa della Madonna del Carmine,la Chiesa e Monastero di San Paolo,laChiesa di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa dei Servi di Maria.

Cosa mangiare assolutamente

Non si può pensare di andare a Sorrento e non assaggiare le prelibatezze che l’arte culinaria locale ci offre. La cucina sorrentina è una delle più alte espressioni della cosiddetta dieta mediterranea, ossia una tipologia di alimentazione basata su ingredienti genuini e sulla varietà di cibi. Sapori e profumi di mare e di montagna, intrisi da aromi e fragranze di agrumi, deliziano i piatti e fanno gioire non solo il palato, ma apportano anche effetti benefici sulla salute e perché no, anche sull’umore.

I turisti che assaggiano la cucina locale, ne restano a dir poco estasiati da semplicità e freschezza di ogni singola proposta sorrentina. Vediamo quindi a cosa non dovremmo assolutamente rinunciare di assaporare.

In primo luogo i famosissimi gnocchi alla sorrentina, senza dubbio uno dei piatti campani più conosciuti in Italia e all’estero. Gustare tutto il sapore del sugo fresco di pomodoro, unito alla freschezza della mozzarella e al profumo del basilico è un’esperienza che non dovremmo lasciarci sfuggire. Preparati davvero in tutti i ristoranti del mondo, sono stati creati e hanno origine proprio in questo pittoresco lembo di terra. Per un secondo di gran gusto, raccomandiamo i saltimbocca alla sorrentina, fettine di vitello saltate in olio e burro e cosparse da una salsina di pelati, vino, sugo di carne, origano, sale e prezzemolo, alle quali vanno sapientemente adagiate una fettina di prosciutto e una di fiordilatte. Il tutto è cosparso da parmigiano grattugiato. Poi ancora melanzane alla sorrentina e peperoni alla sorrentina. Le prime tagliate a rondelle, infarinate e fritte, vengono poi sistemate in un sol strato in una pirofila e completate con una fettina di pomodoro e una di mozzarella, passano dal forno per una decina di minuti e poi vengono cosparse di aceto balsamico, acciughe olio e prezzemolo. I peperoni invece, ripieni con un composto di pangrattato, uva sultanina, olive, tonno, pinoli, capperi, basilico e aglio tritato, vengono ricoperti di salsa di pomodoro e cotti al forno. Per un secondo di “pesce”, seppioline ripiene alla sorrentina, ossia imbottite da un amalgama di uova, parmigiano, mozzarella, uvetta sultanina, sale e pepe, e cotte in un soffritto di olio, aglio, peperoncino e pomodorini schiacciati. Squisitissimo è il fiascone, il pomodoro insalataro più diffuso sulle colline sorrentine. Nato dall’incrocio tra due specie diverse: la “lampadina” con il “cuore di bue”. Di colore verde, rosato e rosso vivo, trova il suo punto di forza nella freschezza che dura oltre cinque giorni e nella sua tipica dolcezza. Gustato sulle tavole dei sorrentini, anche solo semplicemente tagliato a spicchi e condito con olio e sale e accompagnato dalla famosa treccia sorrentina, un formaggio fresco tipo fior di latte, filato e modellato a mano in una treccia. Altri prodotti lattiero-caseari della Penisola Sorrentina da assagiare sono, oltre al già citato fiordilatte: il fior di ricotta, i diavoletti, il burrino, il cacio cavallo e il provolone del monaco.

Cosa comprare assolutamente (prodotti tipici)

Visitare Sorrento e non “comprare Sorrento” equivale a non essere affatto stati a Sorrento. Lo shopping nella penisola Sorrentina è un’esperienza che deve essere fatta poiché oltre che vedere e gustare, dovremmo poter tornare a casa portando in tasca, una piccola parte della nostra vacanza. Attraversando il colorato e variegato universo di negozi, dislocati per le vie centrali della città, non possiamo non notare una molteplicità di prodotti tipici locali, primo fra tutti il famosissimo limoncello. Confezionato secondo una ricetta senz’altro molto genuina, l’indiscussa qualità del liquore è dovuta alla sua natura essenzialmente artigianale, nonché alle indubbie proprietà organolettiche dei limoni di Sorrento, coltivati secondo una tecnica rimasta per secoli invariata nel tempo. Imbottigliato in diversi formati, è un grazioso souvenir per tutti i visitatori della penisola. Oltre al limoncello, meritano di essere acquistati anche la crema di limone, il nocino, il babà al limoncello, e prodotti gastronomici locali come fior di latte, treccia, ricotta, provolone del monaco, caciocavallo, caciotta, noci, limoni, arance, dolci secchi, pasta secca e conserve di frutta. Il centro dello shopping sorrentino è come abbiamo precedentemente detto, Via San Cesareo, strada ricca di negozi dove acquistare oltre ai prodotti tipici della gastronomia, anche quelli dell’artigianato locale: mobili intarsiati con la tecnica tradizionale, gioielli, cammei, coralli ecarillon, portagioielli, suppellettili, pastori dipinti a mano, ceramiche, tovaglie, camicie, gonne e abiti per bambini ricamati a mano. Nelle stradine del centro storico vengono proposte anche piccole dimostrazioni dei procedimenti utilizzati per la produzione dei singoli prodotti lavorati a mano. Lo shopping cittadino si estende anche in Corso Italia, in Piazza Lauro, in Via Tasso, in Via San Nicola e in Via degli Aranci.

Cosa fare assolutamente (carrozzelle, gozzi ed immersioni)

Una delle esperienze da non farsi mancare assolutamente nella penisola, è una passeggiata con la carrozzella. Un impareggiabile giro dal centro di Sorrento lungo la strade e le viuzze della cittadina, ci consente di rilassarci e contemplare uno spettacolo variegato capace di trasformarsi di continuo in base alla posizione del sole nel cielo. Godere appieno della vista che il Golfo di Napoli e delle spiagge della costiera ci regalano a seconda della posizione del sole, respirare aria fresca a pulita, rinfrescarsi all’ombra degli alberi secolari, è davero qualcosa di indescrivibile. Ogni singola carrozza, ‘a carruzzella, viene ogni anno riverniciata con decorazioni floreali o paesaggistiche e i cavalli vengono bardati a festa con speciali copriorecchi, a volte ricamati sontuosamente, con campanelli, nastri colorati di raso. A completare questa esperienza è la presenza della guida dei vetturini esperti di aneddoti, leggende e di pettegolezzi. Una curiosità: nel 1955 le carrozzelle compaiono nel film di Fellini “Pane, amore e..”.

Immersioni guidate o corsi di sub di tutti i livelli sarebbero poi da effettuare nel mare di “Punta Campanella”, una zona capace di regalare delle emozioni indimenticabili. Qui sorgeva su un promontorio a picco sul mare, il tempio della dea Atena, il quale aveva anche la funzione di segnalare la presenza della terraferma ai naviganti. La Torre Minerva indicava il sopraggiungere dei pirati, mediante il suono della campana, da qui ne deriva il suo nome.

E’ possibile inoltre conservare un ricordo indelebile del paesaggio, effettuando delle escursioni guidate tra la costa Sorrentina e la costa Amalfitana, modo migliore per apprezzare la spettacolare bellezza della terra delle Sirene. Navigando a bordo delle imbarcazioni tipiche sorrentine, i gozzi, è possibile ammirare gli angoli più suggestivi e le insenature più selvagge e nascoste, raggiungibili solo via mare. Sarà anche possibile, volendo, fare il bagno nelle acque cristalline di colore blu cobalto.

Cosa imparare assolutamente (arti e mestieri)

Non tutti lo sanno, ma nella penisola sorrentina è possibile partecipare a corsi di intarsio. Il MuseoBottega della tarsia lignea è, infatti, anche sede della Scuola d’Arte applicata ed ha lo scopo di riqualificare artisticamente questo antico mestiere. Non solo, anche nelle viuzze della cittadina sono presenti diverse piccole botteghe artigiane presso le quali è possibile cogliere i segreti della lavorazione manuale del legno.

La tecnica della Tarsia Sorrentina, consiste nel tagliare sottili lamine di legno di varia forma e colore, di spessore inferiore ad un millimetro e incollarli sull’oggetto che si vuole decorare, accostati in modo da realizzare motivi ornamentali, figure ed immagini. Le diverse tonalità dei disegni, sono date dall’impiego di legnami differenti: arancio, limone, noce, ulivo, fico, nespolo, mogano, pero, ciliegio, quercia o anche dalla colorazione artificiale del legname. Alcuni intarsiatori, utilizzano inoltre materiali come metallo, madreperla, avorio, minerali, tartaruga. Oggi il lavoro viene eseguito da più di una persona. Oltre alla figura dell’intarsiatore, sono così nate anche quelle del disegnatore, dell’impiallicciatore, del ricacciatore e del lucidatore. A fianco alle botteghe artigiane sorrentine relative alla tarsia, vi sono poi anche quelle relative alle ceramiche dipinte a mano. E’ possibile ammirare bottiglie, brocche, vasi per l’ olio, vasi per l’ acqua, ciotole, boccali, bacini, zuppiere, piatti, portaombrelli, portafiori, lucerne, dipinte con varietà di colori e di sfumature cromatiche che vanno dal verde, all’ arancio e dal rosso al giallo. Infine vediamo un altro perno fondamentale relativo all’artigianato Sorrentino: l’arte del ricamo e del merletto. Già fin dall’antichità, in ogni casa c’era un telaio e le madri insegnavano alle figlie i segreti di una perfetta filatura della seta e al crepuscolo dell’età moderna, iniziò anche lo sviluppo di un’intensa attività di ricamo. Di grande valore artistico è la produzione di merletti e ricami legati al costume, all’arredo sacro, al corredo. Nella seconda metà dell’800, nacquero delle piccole botteghe specializzate nella produzione e commercio dei ricami, che con il passare del tempo furono trasformate in grandi Ditte capaci di interagire con i mercati nazionali e internazionali. La tecnica dell’arte del ricamo viene oggi insegnata soprattutto negli Istituti religiosi. A contribuire alla conservazione e alla valorizzazione delle arti e dei mestieri sorrentini attraverso corsi serali di tessuto e ricamo e di intarsio ed ebanisteria, l’Istituto d’Arte F. Grandi, nato nel 1886con lo scopo di perpetuare la tradizione artigiana di Sorrento e di educare il gusto artistico dei giovani.

Come divertirsi assolutamente (la tarantella)

Nessuno, può sottrarsi alla seduzione che la Tarantella è capace di regalare a Sorrento. Considerata come il ballo popolare più famoso del mondo, per freschezza, leggiadria, musiche e costumi, è capace di suscitare delle emozioni quasi magiche. La Tarantella Sorrentina, è differente da tutte le altre per due caratteristiche principali: è esclusivamente una danza d’amore, (corteggiamento e rifiuto, litigio e riappacificazione), e per l’inserimento nella parte centrale di untempo di gavotta che interrompe il continuo e rapido fluire delle tipiche ‘terzine’ del tempo 6/8, con danza in 2/4 d’origine provenzale. Essa presenta strumenti a fiato, a corda e a percussione ma anche strumenti popolari autoctoni come il puti-pu, lo scetavajasse, lenacchere e stranieri come il triccabballacco ed è accompagnata da canti che richiamano continuamente all’ebbrezza e all’erotismo. I danzatori si esibivano ovunque, ma in alcune occasioni erano obbligati a farlo in quanto aveva un profondo significato collettivo: la vendemmia, la festa di Piedigrotta, la festa della Madonna dell’Arco.
A testimonianza di ciò, iconografie e manufatti in stoffa, sculture, oggetti utilizzati da dame dell’alta società tipo i ventagli, ma anche diverse opere letterarie. Goethe, Henrik Ibsen, sono due dei numerosi scrittori e poeti che, avendo avuto modo di assistere alla danza, ne parlano nelle loro opere.

Quando andare assolutamente (date)

Come abbiamo già detto, la città di Sorrento si “veste a festa” in occasione delle feste Natalizie. Vale la pena di visitarla in questo periodo, oltre che ovviamente, in estate. Ci sono però delle date che non andrebbero sottovalutate se si vuole cogliere appieno tutta l’energia e lo spirito che la penisola ci può offrire.

Processione del Venerdì Santo. Il venerdì che precede la Pasqua, è solita svolgersi una processione capace di mescolare la sacralità al folklore sorrentino. Due sono le più famose e caratteristiche cerimonie: la processione bianca e la processione nera. La prima si svolge nella notte tra il giovedì e il venerdì, e rappresenta l’uscita di casa della Madonna in cerca del figlio, dopo averne appreso la notizia dell’arresto. La seconda si svolge la sera del Venerdì dove i penitenti coperti da un cappuccio nero, portano a braccio le statue della Madonna Addolorata e del Cristo Morto. In “scena” la ricostruzione delle ultime ore di vita di Gesù, e della Madonna che ritrova il corpo del figlio.

La domenica delle Palme c’è l’abitudine di regalare a parenti ed amici una palma come simbolo di pace e di augurio. I Sorrentini sono soliti recarsi in Chiesa per la benedizione delle Palme di ulivo e di confetti. Le palme di confetti vedono al lavoro intere famiglie per settimane, poiché vengono create delle composizioni che rappresentano rametti di fiori, decorati con piccoli fiori di stoffa, e con perline.

12 dicembre Festa di Santa Lucia. Anche questa solennità presenta aspetti oltre che religiosi, anche profani esplicati attraverso l’accensione di un falò e l’organizzazione di una sagra della salsiccia e della porchetta. E’ questo un rituale antico legato al passaggio molto delicato ad una stagione nuova, l’inverno, e serve ad esorcizzare la diminuzione delle ore di luce e di conseguenza il “ pericolo del non ritorno della luce”.

14 febbraio Festa di Sant’Antonino. Si narra che una nave dei Saraceni, dopo il saccheggiamento della chiesa di Sant’Antonino Abate, giunse alla Punta della Campanella, e fu bloccata da una forza misteriosa. I predoni cominciarono allora ad alleggerire l’imbarcazione gettando in mare gli oggetti trafugati e solo quando si liberarono della campana di bronzo di Sant’Antonino si levò un improvviso e fortissimo vento che consentì al vascello pirata di raggiungere in pochi attimi le altre fuste. C’è chi sostiene che ogni 14 febbraio, si senta la campana suonare sott’acqua.

Dove andare assolutamente (ristoranti, bar, gelaterie, negozi)

Vediamo adesso velocemente quali sono a parer nostro i locali che vale la pena visitare.

Bruschetteria Puldì in via degli Aranci, vanta un assortimento di oltre trenta tipi di bruschette, panini ed insalate.

Bougainvillea su Corso Italia è un’attrattiva irrinunciabile per chiunque passi da Sorrento. Ottanta differenti gusti di gelato, prodotti artigianalmente tutti i giorni, ma anche torte gelato, semifreddi, sorbetti, granite, spumoni, zuccotti, spaghetti-ice, cioccolatini gelato e ben trecentocinquanta coppe gelato.
Inoltre non mancano insalate di frutta fresca, frappè ,frullati, e una ricca lista di crepes, sia dolci che salate. Una particolarità: è possibile assaporare il gelato contemplando delle bellissime pareti d’acqua, molto suggestive e “atmosferiche”.

Un’altra gelateria molto rinomata, dove è possibile assaggiare il famoso gelato di limoni di Sorrento è la Gelateria Primavera, punto di incontro di personaggi famosi del mondo dello spettacolo e della cultura. Ne sono testimonianza le innumerevoli foto appese alle pareti.

Altra icona del ristoro sorrentino è Il Fauno in piazza Tasso: bar, ristorante e luogo di incontro e di eventi mondani. Location, qualità, professionalità, esperienza e cortesia contraddistinguono Il Fauno, il quale dispone anche di un’ottima cucina di piatti tipici.

Per i più “mondani” abbiamo poi selezionato per una notte esclusiva, in un locale elegante e raffinato, Il Fauno Notte Club, l’unica storica discoteca di Sorrento. Luogo ideale per organizzare anche eventi privati, come matrimoni, compleanni e lauree, durante la settimana si trasforma anche in lunch bar e teatro per spettacoli di vario genere. Attualmente la direzione Artistica è affidata allo staff di QI Clubbing di Brescia i cui Qi Artist, ballerini molto bravi e sexy, mettono in scena dei veri e propri musical con tanto di coreografia e scenografia.

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