10 cose da fare a Palermo

Dieci cose da fare a Palermo

1) Visita al museo internazionale della Marionetta Antonio Pasqualino

Piazzetta Antonio Pasqualino 5 (trav. di Via Butera)

(lunedì-sabato  9.00-13.00; 14.30-18.30 Domenica 10-13

da ottobre a giungo ogni martedì e venerdì alle ore 17.30 spettacolo opera dei pupi

Qual è la differenza tra una marionetta e un burattino? I pupi sono tutti uguali? Ci sono solamente in Sicilia o anche in altre regioni d’Italia? A queste domande si può trovare agile risposta visitando il Museo internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino.

Grazie a una collezione invidiabile proveniente da diverse parti del mondo il museo ci mostra la differenza tra burattini -pupazzi a mezzo busto azionati dal burattinaio che li indossa come fossero dei guanti, e le marionette – pupazzi di legno completi mossi dal marionettista a distanza con dei ferri e dei fili o altri accorgimenti “invisibili” -.

Presenti nella storia dell’uomo sin dall’antica Mesopotamia le marionette hanno avuto un forte sviluppo nel cinquecento italiano periodo dal quale provengono le storie di ambientazione cavalleresca con le quali si sono diffusi nel centro sud d’Italia a Napoli a Palermo e Catania dove hanno costituito l’opera dei pupi che è quella che si sconosce oggi.

Pur funzionando tutte con lo stesso principio (dei ferri e dei fili che muovono le varie parti movibili del pupazzo) i pupi si differenziano di città in città per l’altezza (80 cm quelli palermitani, 1 metro i napoletani 1 mt. e 20 quelli catanesi) e la differente meccanica del pupazzo (quelli di Catania, essendo più grandi e dunque più pesanti, hanno il ginocchio fisso a differenza di quelli palermitani e napoletani in cui è piegabile).

I pupi sono presenti anche a Liegi e a Bruxelles e degli esemplari di tutti questi tipi sono presenti nelle collezioni del museo.

Altra ricca collezione è quella delle marionette per le ombre cinesi  dove delle silouhette mosse dietro uno schermo retroilluminato creano delle ombre in movimento. Molte di queste marionette sono intarsiate e decorate a dimostrazione del legame stretto che avevano con le pratiche magico-religiose da cui si sono originate.

Diffuse in tutto l’oriente bizantino il museo ne presenta diverse tipologie dei vari teatri delle ombre compresi i fondali e le quinte alcuni delle quali molto antiche.

Una nutrita sezione didattica con annessa libreria permette di approfondire l’incontro con questa forma d’arte popolare che oggi rischia di scomparire e rimane visibile grazie al lavoro accanito di alcune famiglie di pupari che mantengono viva la tradizione di quest’arte nonostante tutto.

I pupari non sono solamente persone di spettacolo che intrattengono il pubblico con l’animazione delle marionette, interpretando tutti i ruoli (anche quelli femminili recitati da voci maschili per la stessa interdizione delle donne a teatro analoga a quella elisabettiana); sono anche artigiani che costruiscono mantengono e riparano i pupi i cui dettagli dai vestiti dai volti alle lucenti armature fanno di questi pupazzi di legno dei souvenir ricercati.

2) Teatro Nuovo Montevergini

Via monte vergini, 8

Nel quattrocento è stato una chiesa barocca (Santa Maria di Montevergini) alla quale era affiancato un convento. Con la soppressione dell’ordine il convento venne trasformato in scuola e la chiesa in tribunale. Alla fine degli anni novanta del secolo scorso l’allora sindaco Diego Cammarata ha voluto restaurare la chiesa e farne la casa del teatro palermitano.

Il progetto è stato affidato alla Set Artisti associati, oggi divenuta Associazione Palermo Teatro Festival che ha trasformato la  chiesa in uno dei teatri più innovativi di Palermo, con 150 posti a sedere e un’acustica che permette di programmare anche concerti.

La riattribuzione della chiesa a teatro non ne ha intaccato l’architettura originale: il palcoscenico posto nella zona dell’abside è removibile così come la struttura di platea. Il teatro è costituito dunque solo di parti mobili che oltre a offrire la massima versatilità per le differenti esigente sceniche della varie compagnie non ha modificato l’architettura originale.

Il Nuovo Montevergini è uno splendido esempio di recupero urbanistico  che rispettando  l’antico assetto urbanistico dell’edificio lo restituisce alla città con funzionalità moderne secondo un preciso progetto di recupero socio-urbanistico.

Il teatro è anche un centro produttivo che tramite le residenze artistiche attribuiti tramite concorso offre spazi
e ospitalità (dodici posti letto e due sale prova ricavati dagli ambienti dell’ex convento) alle compagnie emergenti contribuendo alla ricerca e alla produzione di nuovi spettacoli (a inaugurare gli spazi fu la compagnia di Emma Dante).

Più di un teatro è anche luogo di ritrovo artistico, centro di studi e di residenze e luogo di incontro del pubblico prima e dopo gli spettacoli e i concerti in cartellone: nei locali annessi del’ex convento è stato ricavato infatti anche uno lo spazio Atelier aperto fino notte tarda che, accanto a degustazione di vini e fingerfood, offre serate di musica e dibattiti culturali.

La gioventù palermitana affolla il luogo che costituisce uno dei più interessanti e vivi punti di ritrovo della città.

3) Visita alla Rinascente e annessa terrazza.

Via Roma

Lunedì – Sabato 9.30 – 20.30
Domenica 10.00 – 20.30

Food Hall con bar e ristoranti aperti fino alle 23

Ingresso serale dopo le 20.30 in piazza San Domenico con ascensore diretto ai
ristoranti.

Dopo essere stati sfrattati dalla vecchia sede la Rinascente si è spostata nel 2010 in un palazzo d’epoca in via Roma, abbandonato da anni, all’altezza di piazza San Domenico, vicino la secentesca chiesa omonima (la chiesa vale la pena di una visita per il chiostro trecentesco).

I lavori sono durati 4 anni. Tre per ottenere i permessi e uno per i restauri. Il restauro del palazzo ha fuso gli elementi barocchi originali della facciata con quelli moderni dei lati, adornati di vetri e led colorati, secondo il progetto di Flavio Albanese.

Ogni piano è stato disegnato ad un architetto-designer diverso.

Albanese ha ridisegnato il piano terra dove si trova il reparto di cosmetica e accessori e gli ultimi due piani, il quarto e il quinto, riservati al cibo e al ristorante sulla terrazza, alla quale si arriva con una scala moderna ispirata allo stile barocco.

Lo studio Dordoni ha curato il primo piano, reparto uomo, disegnato come una piazza che ospita tanti negozi, uno per ogni marca.

Vincent Van Duysen ha curato il secondo piano, reparto donna, adornando il soffitto con un tessuto metallico.

Il terzo piano, reparto casa e design, realizzato da Cibic & Partners ha aggiunta alla sobrietà degli arredi un tocco di colore, verde acido, per i lati delle scaffalature.

La Rinascente non è solo un grande magazzino di quasi 5mila metri quadri dove fare shopping: ci si può girare tranquillamente, per dare un’occhiata mentre si sale alla terrazza dove, tra la musica, spesso dal vivo, e un ristorante che offre una varietà di piatti e aperitivi con fingerfood si può godere di una vista stupenda sulla vicina chiesa di San Domenico su via Roma e sulla Vucciria poco distante, con la colonna dell’Immacolata che svetta e sullo sfondo le montagne.

Vale la pena di salirci  anche solo per pochi minuti.

La sera, dopo la chiusa del negozio vi si accede direttamente da un ascensore.

Un modo insolito di guardare Palermo, dall’alto, rinfrancandosi tra una camminata e l’altra, magari lasciandosi tentare da un aperitivo o dandosi allo shopping, moderato, si capisce!

4) Visita a Mondello.

A 13 km dal centro di Palermo si trova Mondello, centro balneare sito sul tratto di costa tra i monti Pellegrino e Gallo. Lido della città di Palermo, una delle spiagge più rinomate della zona era una volta zona paludosa, bonificata agli inizi del secolo scorso e divenuta presto sede dell’alta borghesia e dell’aristocrazia.

Oltre che per il mare le cui spiagge sono servite da stabilimenti per tutte le tasche vale una vista al posto per i vari esempi di architettura in stile Liberty e Art Nuoveau delle ville del luogo come villa Pojero, il villino Lentini e  la villa Dagnino.

Uno degli esempi più interessati e meglio conservati di Art Nouveau è lo Stabilimento Balneare progettato dall’architetto Rudolf Stualker edificato su una piattaforma che poggia su dei piloni che vanno direttamente in mare. L’edificio è decorato con fregi volute e sculture, e da vetrate dai colori smaglianti che lo rendono unico nel suo genere.

Durante la Seconda Guerra Mondiale lo stabilimento fu la sede del quartier generale fascista e nazista e anche di quello americano dopo l’occupazione dell’isola. Oggi vi ha sede un ristorante.

Un altro edificio celebre è la casa dei fantasmi di fronte al Palace Hotel, una costruzione in stile Pompeiano sulla quale si raccontano diverse storie di fantasmi gotiche e pittoresche. Vale la pena di visitarla anche solo per le splendide vetrate liberty.

A viale degli Iris, vicino al commissariato di Polizia, si trova una suggestiva galleria di Ficus Benjamin che vale la pena vedere, attraversare e fotografare.

Il clima mite tutto l’anno permette di visitare Mondello anche d’inverno per una passeggiata sul lungomare o per gustare il gelato, servito rigorosamente con la brioche e la panna dolce o per mangiare la pasta col riccio di mare oppure il polpo, bollito e condito solo con del limone o i tradizionali piatti palermitani  panelle (frittelle di farina di ceci), cazzilli (crocchette di patate) e le quaglie (melanzane fritte).

D’estate vi si svolge il World Festival on the Beach che affianca alle manifestazioni sportive (gare di vela, windsurf, beach volley e kajak) un nutrito programma di concerti musicali facendo di Mondello un centro balneare ancora più animato e visitato.

5) I resti di palazzi sventrati, segno dei bombardamenti a Palermo durante la seconda guerra mondiale.

Alle spalle di Corso Vittorio Emanuele in Via del Celso e nel vicolo Gran cancelliere ci sono alcuni resti suggestivi dei palazzi ottocenteschi bombardati durante i moti garibaldini prima e la seconda guerra mondiale poi.

Interi palazzi nobiliari semisventrati dei quali è possibile vedere i soffitti e quel che rimane delle decorazioni interne che il comune sta restaurando e restituendo alla città.

Una passeggiata ricognitiva nelle vicinanze dà il senso storico di una città devastata dall’uomo e dalle calamità naturali (come i terremoti che nel tempo e a più riprese hanno colpito gravemente la fisionomia cittadina). Ne può nascere una caccia al tesoro dei resti dei palazzi bombardati di molti dei quali sono rimasti in piedi solo le facciate mentre il resto è crollato.

Tra i tanti bombardamenti della città quello più terribile è avvenuto il 9 maggio del 1943, quando la città venne bombardata da pomeriggi fino a sera inoltrata, nonostante l’esercito italiano la avesse abbandonata, con oltre 1100 bombe da 227 chili ciascuna.

Purtroppo a rimanere colpiti non furono solamente chiese e palazzi ma anche la popolazione civile.

Molti monumenti e chiese vennero completamente rasi al suolo altre furono colpiti solo parzialmente e sono stati ricostruiti. Altri ancora sono stato abbandonati. E’ proprio su questi ultimi recentemente il Comune è intervento con un programma rigoroso di recupero restituendoli alla città così com’erano.

Una ricognizione del centro cittadino regala ancora molte sorprese in questo senso con edifici che portano in vario modo i segni dei bombardamenti, della loro distruzione e ricostruzione.

Il palazzo Planeta a via Michele Amari, verso il mare,  nelle nicchie del primo piano mostra ancora oggi i resti delle due bombe che lo colpirono facendone crollare l’ala destra.

Una visita nelle librerie del centro vi fornirà diversi libri che tra memorie personali e ricognizioni storiche anche fotografiche documentano questa pagina rimossa della storia recente della città.

6) Se vi trovate a Palermo durante la settimana santa non dovete perdere il tradizionale giro serale dei sepolcri del giovedì santo.

Ogni chiesa rimane aperta anche fuori dall’orario consueto e la popolazione cittadina si riversa in strada per visitare i sepolcri, allestiti in maniera fantasiosa e scenografica – dal tradizionale grano germogliato al buio ai fiori e al vino – da ogni singola chiesa.

Il vino ed il pane sono simboli della Passione di Cristo mentre i fiori costituiscono un omaggio alla vita. Il grano viene fatto germogliare al buio così da ottenere il caratteristico colore bianco o verde.

In alcuni sepolcri si possono trovare anche dei biscotti modellati con la forma dei simboli della passione: la croce e i chiodi che prima di ornare i sepolcri vengono benedetti. Il resto della chiesa rimane al buio in segno di cordoglio per la passione di Gesù mentre i crocefissi vengono coperti, l’altare maggiore è disadorno e il tabernacolo vuoto e aperto. L’Eucarestia è custodita nell’altare allestito per il sepolcro. Anche le campane tacciono.

La visita dei sepolcri oltre alla sua naturale e primaria radice religiosa ha una sua valenza sociale e antropologica. La tradizione infatti è molto sentita dall’intera cittadinanza che fa della visita ai sepolcri una occasione di presenziare alla vita pubblica della città. Così potete vedere intere famiglie – dai nonni ai nipoti e bisnipoti – vestiti elegantemente mettersi educatamente in fila lungo gli ingressi delle varie chiese e salutarsi, conversare, testimoniare con la propria presenza un’appartenenza religiosa, certo, ma anche alla comunità cittadina di Palermo.

8) Visita al parco d’Orléans.

Originariamente riserva dell’omonimo palazzo con 46 ettari di superficie venne utilizzato come sito di sperimentazione agraria. Recentemente è stato trasformato in un interessante parco ornitologico, ridotto a soli 3 ettari di estensione. Grazie alla recente annessione di una zona limitrofa che ne ha esteso la superficie e alla costruzione di diversi nuovi edifici, tra i quali una pista di pattinaggio, un teatro all’aperto e un lago artificiale là dove una volta c’era il letto del torrente Kemonia, il parco, l’unico ornitologico d’Italia e uno dei pochi d’Europa, oltre ad annoverare molte specie aviarie ha come progetto quello di re insediare le diverse specie oggi estinte nel palermitano quali il Cavaliere d’Italia, il Pollo Sultano, l’avvoltoio Capovaccaio, il Gufo e il Francolino.

Il parco intitolato nel 2010 a una delle vittime della mafia, il commissario di Polizia Ninni Cassarà costituisce una tappa obbligata per chi visita la città che, oltre a godere delle sue strutture e delle sue peculiarità ornitologiche, potrà godere della frescura e della pace che offre ai suoi visitatori.

9 Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio o San Nicolò dei Greci, più comunemente nota come Chiesa della Martorana è sita accanto alla chiesa di San Cataldo – Piazza Bellini

La chiesa è una delle più importanti testimonianze della religione ortodossa in Italia. Pur appartenendo alla Chiesa Cattolica la Martorana segue  riti e le tradizioni della Chiesa Orientale ortodossa.

La chiesa si distingue per la commistione dei vari stili che nel corso dei secoli l’hanno vista trasformata nell’architettura dagli arabi ai normanni ai Borboni tanto da costituire oggi un vero e proprio monumento storico.

Le origini del culto greco-ortodosso si individuano facilmente dalle sue caratteristiche architettoniche. La facciata della chiesa la sua facciata è semplice e priva di decorazioni.

L’interno ha subito diversi cambiamenti nella forma della pianta da croce greca a croce latina, l’aggiunta delle due navate laterali il cambiamento della forma dell’abside da semicircolare a quadrata, fino ai cambiamenti barocchi del tardo seicento.

Lo sfarzo dell’interno contrasta e sorprende se paragonato alla compostezza e semplicità della facciata esterna. Le arcate e i soffitti sono interamente rivestiti di mosaici, costituti da tasselli d’oro, di un gusto arabo e normanno un ciclo di mosaici unico nel suo genere e il più antico di Sicilia.

I dolci di Martorana prendono il loro nome dal convento annesso alla chiesa, fondato 1194 dalla nobildonna Eloisa Martorana. La tipica forma di frutta dei dolci  viene fatta risalire a un escamotage delle suore del convento che decorarono così gli alberi da frutto vuoti del chiostro del convento alla vista di personalità ecclesiastiche.

9) Il Festino di Santa Rosaliapatrona di Palermo 14-15 luglio

Nel 1600 Palermo aveva quattro patrone una per ogni mandamento Santa Ninfa,  Santa Cristina, Sant’Agata, e Sant’Oliva. Fu però santa Rosalia, secondo la tradizione, a salvare Palermo dalla Peste nel 1624.

Da allora la notte tra il 14 e il  15 del mese di Luglio per ricordare il miracolo una effige della Santa viene portata in processione trasportata su un carro di grosse dimensioni per celebrarne il trionfo. Una statua della Santa è posta nella parte posteriore del carro a forma di imbarcazione.

Il carro è seguito anche da dei musicisti che accompagnano la  processione con musiche e canti tradizionali in rima.

Nel festeggiare Santuzza come i palermitani chiamano affettuosamente la patrona della città vengono rievocate le vicissitudini della peste e del miracolo compiuto dalla Santa rievocato da diversi racconti (allegorie) che si svolgono introno al carro. Una rievocazione che nel corso dei secoli è divenuta una vera  e propria messinscena teatrale ogni anno con un tema dedicato.

Al festino partecipano migliaia di palermitani che seguono il carro in un lungo percorso che parte dal Palazzo dei Normanni passando per Corso Vittorio Emanuele passando per Porta Felice e arrivando sino al mare dove i fuochi d’artificio celebrano il ritorno alla vita della città dalla morte della peste.

Uno dei punti più suggestivi da cui assistere alla processione  è la piazza dei 4 canti, all’incrocio tra via Maqueda e Corso Vittorio Emanuele. La piazza vera e propria scenografia barocca,  con quattro facciate architettoniche che decorano la piazza costituisce uno dei punti in cui la processione non solo passa ma staziona, quando come da tradizione il sindaco offre dei fiori alla Santa gridando Viva Palermo e Santa Rosalia!

Se vi trovate a Palermo in occasione del festino non potete mancare di assistervi per fare un’esperienza unica assistendo a una rappresentazione a cavallo tra memoria storica  e tradizione folklorica.

 

10) I dolci di Palermo meritano la vostra attenzione sia per la degustazione che per la gentilezza delle persone che lavorano nelle varie pasticcerie di Palermo che  dolci con cura certosina di modo che la cassata che da Palermo volete portare a casa arrivi integra nonostante il viaggio in aereo.

La qualità delle pasticcerie è sempre molto buona. Fatevi consigliare da qualcuno del posto la pasticceria migliore della zona.

Vi consigliamo di gustare le cassatine, i cannoli palermitani, la giuggiolena (torrone fatto con miele e semi di sesamo) la chiave di San Pietro (a giugno) i Diti di Apostolo e i Sospiri di Monaca dalle forme allusive, i pasticcini di mandorle e quelli di martorana (marzapane) nella tipica forma di frutta. Non mancate però di visitare le pasticcerie più grandi per farti incantare dalla reverenza dei camerieri che vi porgono i pacchettini giù incartati e imbustati dei dolci che avete ordinato la mattina presto mentre facevate colazione e che tornate a prendere prima di recarvi all’aeroporto e lasciare questa incantevole città che vi manca ancora prima di lasciarla. Altro che saudade brasiliana, saudade palermitana!

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